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Storie di fantasmi, licantropi e vampiri

Mi è venuto in mente di scrivere questo articolo qualche minuto fa mentre stavo parlando di alcune vicende, con una mia amica, vissute direttamente dai miei genitori e raccontatemi negli anni. Inoltre aggiungerò delle dicerie e una storia personale.

Inizio con il dire che è risaputo quanto all’essere umano piaccia inventarsi le cose e avere la linga lunga. Gonfiare le storie ci fa sentire in oltre, superiori, ma credo fermamente che nelle leggende di vampiti, licantropi e via dicendo ci sia sempre un fondo di verità, magari con una base scientifica e incompresa, ma qualcosa dovrà pur esserci stata per far innescare le dicerie no? Mettici anche l’ignoranza dei tempi in cui tutto e nato e BAM! Ecco nata una leggenda. Devo ammettere però che è bello credere ad alcune di esse.

Poi, dall’altra parte, ci sono le storie vissute, quelle personali o di gente di cui ci fidiamo, a noi vicine, e lì tutto si ferma perchè come puoi dar forma a ciò che qualcuno ha visto o udito? O che si è percepito?

Io non amo dare per scontate le percezioni e le sensazioni comunque.


Inizio con due esperienze diverse di licantropia vissute dai miei genitori.

Nella mia città, Mesagne, si parlava di un uomo che la gente vedeva sempre andare in giro di notte. Molte persone dicevano di averlo visto trasformarsi in un lupo.

Mia madre aveva all’incirca tredici/ quattordici anni, in tarda serata all’incirca verso le nove/ dieci di sera, si stava dirigendo verso casa da sola. Le strade erano deserte, e ad un tratto vide quest’uomo infondo alla strada. Fermo.  Lei non ci fece molto caso e continuò a camminare diretta verso casa, quando all’improssivo vide crescergli del pelo lungo le braccia. In due secondi mia madre era già a casa!

Lei questo particolare se lo ricorda perfettamente, la crescita istantanea di un folto pelo, ma chi può dire cosa avrà mai visto?

Mio padre, anche lui minorenne, stava tornando in tarda serata da lavoro con un suo amico ( che conosco perfettamente e mi ha raccontato più volte anche lui questa storia), ed erano entrambi su di una bici. Dopo un po’ si voltarono e videre quest’uomo pieno di peli, un mostro praticamente, fermo sulla strada da dove erano venuti. Mio padre dice ” è inutile dire che la bici correva da sola, non abbiamo capito più niente”!


Questa che vi racconto adesso è un’altra diceria della città in cui vivo di cui mia madre ha sentito solo delle storie quando era piccola.

Si diceva che c’era un uomo che mutasse in vampiro nelle notti di luna piena e che i familiari lo chiudessero in una stanza circondando gli infissi di aglio per non farlo muovere da lì.


Parlando di fantasmi, anime e via dicendo, ho molte storie di amici e parenti che hanno vissuto direttamente un evento che potrei raccontarvi, ma mi limiterò a due storie, una di mio padre ed una vissuta da me.

Mio padre, insieme al resto dei suoi parenti, avevano deciso di stare accanto a loro nonna appena defunta. Verso mezzanotte, come è usanza fare, chiusero la porte della stanza in cui vi era il defunto, e si sitemarono in cucina. Ad un tratto sentirono la porta esterna aprirsi e chiudersi. Scesero giù per controllare e non videro nulla, la porta era perfettamente chiusa. Dopo poco sentirono nuovamente aprire e chiudere la finestra, andarono a vedere, e niente. Infine sentirono delle voci provenienti dalla stanza dove vi era la persona deceduta e mio padre sentì chiaramente la voce di sua sorella, morta quindici anni prima. Cosa vi devo dire? Mio padre tornò a casa verso le due di notte bestemmiando.

La mia storia invece, è qualcosa di diverso. Più che sentito e visto, è un qualcosa che ho personalmente percepito. Anche se ho una mente fantasiosa che tende a credere alle cose strane, ho sempre cercato delle risposte plausibili a ciò che ho visto in alcune situazioni perchè l’illusione va bene nelle storie, ma non nella vita reale.

Ero in camera mia. In casa era presente solo mia madre. Ero frustrata, arrabbiata e triste per una situazione dolorosa che non riuscivo proprio a comprendere. Ero seduta sul letto cercando di analizzare tutto ciò che era avvenuto e cercando di capire dove avevavo sbagliato. Mi sono così alzata, mi sono accucciata su di un puf sotto al condizionatore che in quel momento gettava aria fredda perchè estate. Piansi, e nella mia testa risuonava un mio tormento ” nessuno saprà mai quanto è grande ciò che provo”. In quell’istante sentì una voce rimbombarmi nella testa, la voce di un uomo giovane che diceva ” Io lo so”.

Ok, adesso semprerà davvero strano come lo è sembrato a me e soprattutto inspiegabile, ma queste sensazioni sono state talemnte ferti da..

Allo stesso tempo ho sentito un punto caldo sulla mia coscia. (Ricordate? Ero sotto al condizonatore co il getto gelido sopra.) Come se qualcuno vi avesse appoggiato la mano. E’ stato così reale il tocco che la voce che mi sono alzata di scatto edho iniziato a piangere per la paura. Mi sono spostata verso il letto, non riuscendo a muovermi. Ad un tratto ho sentito quel tocco caldo, bollente lungo la schiena, come una carezza ed ho percepito dele dita, precise e nette. Con quel secondo tommo mi sono tranquillizzata all’improvviso, non so il perchè, ma ho smesso di piangere e mi son sentita meglio, nonostante non riuscissi a capire cosa fosse successo. Inoltre non avevo la più pallida idea di chi potesse essere quella voce.

Sono uscita dalla camera chiedendo a mia madre se avesse acceso la tv o avesse parlato o fosse venuto qualcuno, ma niente.

Dopo un po’ di tempo ho sognato un giovane uomo a me caro morto purtroppo anni fa, e quando nel sogno ha parlato ho udito quella stessa voce.


Cosa dire? Raccontarvi quest’ultima mia e personale esperiezìnza mi fa ancora venire i brividi, in positivo per la situazione  eper il significato che gli ho dato, ma davvero sono state sensazioni inspiegabili.

Nonostante questo non voglio essere scambiata per una fanatica del paranormale, perchè come detto prima, preferirei dre una spiegazione logica ad ogni cosa!

E a voi p mai successo qualcosa di inspiegabile?

 

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Scrivo per te di Dora Buonfino

Scrivo per te di Dora Buonfino è un libro di racconti dedicati all’amore. Un amore effimero, ricercato, letto nei romanzi e tanto ricercato nella vita reale.

La scrittura di Dora, eccelsa come sempre, riesce a trasmettere appieno la forza di questo sentimento voluto da tanti e vissuto da pochi.

Le sue storie avvolgono, sfiorano la pelle e provocano brividi dietro la schiena, perchè niente di ciò che viene narrato è impossibile o raro. Ci insegna così,che in ogni nostro avvenimento quotidiano può insinuarsi un gesto dolce, un battito di cuore  un aumento di pressione.

Personalmente non credo ci sia una formula per vivere questi attimi così intensi. Credo che basti volerlo, che basti staccare per un minuto la mente, scostarla dagli impegni, dalle mille peripezie che la nostra mente supporta e lavora in ogni momento della giornata, e lasciarla libera di galoppare insieme alla spensieratezza. Così ci si isola dal mondo, si molla la presa dal continuo stress e ci si gode quelle poche cose belle che la vita ci dona e le si vive appieno.

Vi lascio il link al blog di Dora Buonfino “Almeno tu

Qui troverete la mia recensione del recente e stupefacente libro di Dora “Le mie pagliuzze

Potete acquistare Scrivo per te e Le mie pagliuzze direttamente sul sito di Le Parche Edizioni oppure su Amazon Scrivo per te Le mie pagliuzze 🙂

Racconti del buio di Roberto Turolla

Quest’oggi voglio parlarvi di un autore che è riuscito in un intento per nulla scontato e ha vinto la sua sfida egregiamente. Sto parlando di Roberto Turolla, ceco fin dalla nascita, si è diplomato al liceo classico per poi frequentare la triennale in lettere moderne, successivamente ha frequentato la magistrale in letteratura, filologia e linguistica italiana. Ha coltivato, allo stesso tempo, lo studio  e l’amore per la chitarra classica frequentando due anni al conservatorio di Torino. Da due anni ha anche iniziato un corso di scrittura creativa e “ Racconti del buio “ sono la sua prima opera.

Perché vi ho raccontato così tanto sull’autore? Perché essere ciechi non ha solo come limite il fatto di non poter vedere ciò che ci circonda, ma di non poter scrivere, o meglio,  raccontare una storia proprio come facciamo noi vedenti tutti i giorni. Pensateci. Roberto è cieco dalla nascita, perciò tutto quello che sa lo conosce per mezzo e tramite ciò che assorbe attraverso le parole e le sue letture. Ma in realtà, come si fa a spiegare a chi non ha mai visto nulla, com’è il colore rosso, per esempio? Se ne potrà solo fare un ‘idea, ma niente più.

Ora pensate che quella stessa persona, che non può ovviamente, conoscere  visivamente ciò che noi vediamo, ci descriva qualcosa o ci racconti una storia. Come potrebbe farlo? Come potrebbe descrivere ad un vedente qualcosa che lui stesso non sa come sia fatta? Questa era la sfida intrapresa da Roberto nella stesura dei suoi racconti.

Se pur essendo, per quanto mi riguarda una  scrittura acerba, fin dal primo racconto si può notare che, Roberto è stato in grado di far figurare luoghi e scene ben precise senza, in realtà, descriverle. Mi spiego meglio. Nei suoi racconti non sono presenti vere e proprie descrizioni dei luoghi. Narra, per esempio, di un personaggio che vede la spiaggia, non dice come è fatta, non la descrive,  o se ci sia qualche elemento specifico, ma solo la parola spiaggia induce il lettore ad immaginarla facendo galoppare la sua fantasia, senza avere così troppi limiti. Questo per me è stato fantastico. Lo stesso racconto può essere visto ed immaginato in modo differente da ogni lettore!

Il fatto che siano , tutti e dieci i racconti, ambientati al buio, contribuisce a sensibilizzare chi legge. Si riesce a percepire quanto la vista influenzi il nostro stato d’animo e le nostre sensazioni, quanto ci renda vulnerabili e meno sicuri del solito.

Roberto, per quanto mi riguarda, ha fatto centro nel suo intento e non vedo l’ora di leggere qualcos’altro di suo. 😉

Qui per acquistarlo su Amazon!
Racconti del buio

La storia di un uccellino

Un uccellino sbatte le ali contro le grate della sua bella gabbia dorata. Stringe le zampe contro il freddo metallo, ed urla.

Vorrebbe fuggire, scappar via, perchè tutto quello che lo circonda  è solo pura apparenza.

La gente gli gironzola attorno e non sa far altro che dire- ” Ma di cosa si lamenterà mai questo uccelino? Ha una bella dimora e del cibo. Dovrebbe ringraziare di non ritrovarsi all’aperto, di morir di fare. Che ingrato!”

E’ questo che il poveretto sente ripetersi ogni giorno, se non anche cose ben peggiori, e nonostante quelle parole lo affliggano e lo feriscano, non si perde d’animo. Ogni mattina butta per terra il cibo che gli viene dato, ignora l’acqua, e gratta via la vernice dorata dalla bella gabbia.

Urla. Continua ad urlare, perchè quella non è la sua casa. Non è la sua famiglia. Dio solo sa dove si trovano ora i suoi amici, il suo gruppo.

Dovrei ringraziare.-Si ripete l’uccellino.-Per cosa dovrei dir grazie? Per una “Madre” che mi ha preso e buttato in questa cella, in questa galera che si ostina a chiamare casa.

Dovrei ringraziare il cibo che mi  viene lanciato e poi rinfacciato dalla donna che mi costringere a reprimere i miei istinti. Mi tappa la bocca, quando mi ribello, mi lega le zampe. Questa non è vita. Questa non può essere definita casa o famiglia.

Tutto quello di cui ho bisogno è lì, dietro quel muro, dietro quella lastra di vetro, che tengono accuratamente chiusa e che mi ostino a reclamare.

Ogni giorno che passa, vengo consumato dalle parole, dagli atteggiamenti di astio e di rimprovero, solo perchè ho un ‘anima, solo perchè voglio essere me stesso. Voglio essere libero, voglio decidere io della mia vita e non essere imprigionato dalle scelte degli altri.

Capitemi. Capite la mia enorme sofferenza. Qui dentro non respiro, sto cambiando, perdo piume e il colore del mio manto non brilla più.

Mi sto imbruttendo, sia nel cuore che nell’anima.

Il destino, la casualità, non so cosa sia stato, ma mi ha condotto qui, a soffrire,  e confido che ci sia una buona ragione se ciò sia successo. Ma sono talmente stanco, talmente cosumato, che giorno dopo giorno, il mio urlare si assopisce, la mia voglia di sbattere le ali, mordere e scuotere le sbarre della mia prigione, mi abbandona.

Povero me. La vita è così crudele a volte.

Ancora l’uccellino urla di dolore. Il cuore è straziato dal pensiero che lo ha appena attraversato. Sbatte ancora una volta le ali contro le sbarre, fino a quando il buio non lo pervade. Di nuovo, gli hanno accecato la vista con una stuoia.- ” Così la smette quella bestiaccia di cantare.”

Non sto cantanto! Sto urlando! Come fate a non capirlo?

SBAM! Un colpo scuote la gabbia.

Non gli rimane che mettersi in un angolo, piegare la testa, accomodarla su se stesso, ed assopirsi, sognando di volare libero, in cieli azzurri e prati colorati con i suoi compagni al suo fianco.

 

 

“Il momento è delicato” di Niccoló Ammaniti

Non so se voi abbiate mai letto qualcosa di questo scrittore, ma io lo adoro!!

L’ho scoperto dopo il consiglio del mio amato cognatino, un grande lettore anche lui, che mi disse alcuni anni fa ” leggi i libri di Niccolò Ammaniti, in particolare Io non ho paura e Come Dio comanda” 👆.

Senza battere ciglio ( conoscendo i suoi gusti praticamente uguali ai miei) andai a comprare Proprio quei due libri.

Ora, questo post non è dedicato ad elogiare lo scrittore, ma non posso non dichiarare il mio amore devoto! 😍 Le storie, la composizione, i “messaggi”, le riflessioni, la scrittura..non c’ è ancora nulla che abbia trovato non adatto. Quindi vi coniglio di dargli una possibilità 😀

Il libro di cui  voglio parlarvi però è “il momento è delicato”.

Non è un romanzo, ma una raccolta di racconti. L’autore già all’inizio del libro anticipa il lettore del fatto che potrebbe essere un libro non molto apprezzato proprio per questa tipologia di genere poco “vendibile” e poco amato.

Per me non ha avuto importanza, a me i racconti piacciono e a volte sono riusciti a regalarmi emozioni molto più grandi di un intero romanzo.

Cosa dire….il libro è partito bene, con dei racconti  macabri, altri divertenti ecc, insomma disparati che mi hanno lasciato delle sensazioni alla loro conclusione, come vi dicevo appunto prima.  Ad un certo punto però ( all’incirca a poco più della metà), i racconti iniziano a cambiare . Cambiano perché sono scritti a quattro mani e la differenza si vede. Risultato? Non mi hanno lasciato un bel nulla 👎

Ormai delusa da come stesse volgendo al termine il libro, ho iniziato a rallentare la lettura e pian pianino sono arrivata agli ultimi due racconti. Questi, e soprattutto il penultimo ( pochissime pagine), sono stati una delle cose più belle che io abbia mai letto!! ( forse perché l’ultimo racconto mi ha ricordato “metamorfosi ” di Kafka , da me molto apprezzato 😍)

Perciò io non posso che ribadire il mio amore per questo scrittore e non posso nemmeno non consigliarvi questi libro.

Per comprarlo devono piacervi i racconti. Deve piacervi il cambiamento repentino di genere e dovete avere la mente moolto aperta. Insomma, dovete sentire ciò che leggete senza dar peso a forma, senso e precisione 😊

Avete mai letto qualcosa di questo scrittore?

Quali sono le vostre opinioni? 😊