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Il nonno che eri, Il padre che sei stato

Oggi avrei dovuto scrivere una recensione, invece mi ritrovo a buttare giù parole confuse. Le sto vomitando spasmicamente, come se avessi preso l’influenza, come se il caffe di stamattina mi avesse fregato rivelandosi velenoso.

Non ho mai amato festeggiare il mio compleanno, l’ho sempre considerato un giorno come tutti gli altri, ho comunque sempre accolto gli abbracci degli amici con enorme affetto.

Domani sarà il mio ventitresimo compleanno, e ci saranno quei tanto amati abbracci, ma non ci sarà nulla da festeggiare.

Oggi mio nonno ci ha lasciati.

In realtà, è il nonno del mio ragazzo. Sono nata e cresciuta nella loro casa, e non avendo nonni nè materni e tanto meno paterni, Lui è diventato Mio Nonno.

Mi ha cresciuta come fossi sua nipote, senza differenza alcuna. Mi ha voluta intorno fin da quando sono nata e guai se saltavo una sola sera per andarlo a trovare.

Lui è stato il nonno che non ho mai avuto e la famiglia che mi è sempre mancata.

Si è battuto per me andando contro i miei genitori. Ha rimproverato mio padre per la scarsa capacità di essere un padre, ogni giorno, senza stancarsi mai.

Ha raccolto le mie lacrime, che fin da piccola ho versato per la famiglia assente che ho avuto. Le ha raccolte e le ha trasformate in lezioni di vita e consigli. La sua frase ricorrente era “Non ti preoccupare, finchè vivo, potrai venire sempre da me, anzi devi, perchè a me importa del tuo bene.”

Lui è stato quello che non ha mai creduto alle parole della gente. Non mi ha mai giudicata, nemmeno quando effettivamente sbagliavo. Attendeva di chiedermi spiegazioni, mi ascoltava e mi credeva. La sua frase era ” Non dar retta alla gente, l’importante è che tu capisca l’errore e se ti serve qualocosa, c’è qui il nonno.”

Restare a pranzo era un continuo ” Stai mangiando?“, ” Assaggia questo, e anche questo”. Restare a cena era passarmi il suo salame o formaggio preferito sotto al tavolo, perchè nessuno poteva toccarlo, tranne io.

I pomeriggi li passavamo sul divano, lui a poltrire e io a guardare la tv.

Mi ha vista innamorare. Ha visto crescere l’interesse fra me e suo nipote. Ricordo la sua risata e il suo ” Oh, poveretti” a mo’di scherno, quando noi litigavamo e facevamo finta di niente. Poi tornavamo insieme, poi nuovamente litigavamo.

Ricordo il suo “ Lascialo stare. So quanto tieni a lui, ma se ti fa stare male, lascialo stare, lo dico perchè non voglio vederti soffrire.

Poi ancora “Ma non lo vedi quanto è stupido? Lui ti vuole bene, ma non lo ha ancora capito. Vai a prenderlo. Senti i consigli del nonno. Vattelo a prendere

Abbiamo iniziato poi a vederci sempre meno. I miei rapporti con gli altri componenti della famiglia si sono inaspriti e l’unica cosa che mi faceva continuare a varcare la soglia di quella casa, era proprio Lui.

E’ iniziata l’università e il tempo libero si è ridotto ad uno o due giorni al mese, ma ormai non mi riconosceva più.  Un anno fa, l’ultima volta che sono andata a trovarlo, non sapeva chi io fossi. Ha poi avuto cinque minuti di lucidità, in cui mi ha vista e si è messo a piangere dicendo ” Quanto sei cresciuta! Ti sei dimenticata di me, ma non importa, non sono arrabbiato. State bene voi due? L’unico mio rammarico è non potervi vedere sposare, ma l’importante è  che state bene , è l’unica cosa che voglio.C’è stato un bacio e una stretta forte.

Questa è l’ultima cosa che ho di lui, l’ultimo ricordo ed è il motivo per cui ora non sono con lui e la sua famiglia in quella casa. Forse sono un’egoista. Forse sto commettendo un errore, ma l’ultima cosa che voglio avere della mia testa è proprio quel ricordo, lui che mi stringe e mi ricorda quanto ha tenuto a me. Voglio ricordare tutte le volte che si è vantato di me, dei miei traguardi. Tutte le volte che ha detto alla gente ”  E’ mia nipote“, e negli ultimi anni ero diventata Sua figlia. Così diceva alla gente.

Oggi sono un’egoista perchè non sono lì insieme a tutti gli altri, insieme alla nonna. Sono un’egoista perchè il mio dolore dovrei metterlo da parte, ma proprio non ci riesco.

Ad andare via oggi,  non è stato solo un nonno, non solo un padre, ma la mia famiglia. Ho perso così chi mi stringeva la mano quando ero triste.

 

Non so come si affronta un lutto, non ne ho mai affrontati di così importanti.

Non so se le decisioni che sto prendendo siano giuste o corrette per chi sta dall’altra parte. Mi ha appena investito un treno che sapevo che stesse per arrivare, l’ho visto, ma quando mi ha colpita mi ha comunque travolta e fatta in mille pezzettini. Spostarsi sarebbe stato impossibile.

 

Potrei dire tanto altro, ma ho avuto accanto un ‘estraneo che ha scelto di amarmi, ha scelto di essere orgoglioso di me e di potreggermi come un padre farebbe con un proprio figlio. A lui devo l’amore che ha saputo regalarmi e tutte le volte che mi sono sentita a casa. E’ così che spero di diventare un giorno, una donna qualsiasi che ama senza riserve e senza chiedere nulla in cambio.

 

 

 

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